Un alveare per giocare

Quando vado dalle mie api, Simone mi osserva con un misto tangibile di timore e desiderio. Mi aiuta a riempire l’affumicatore con cortecce e pellet, poi mi saluta timido oltre la griglia del mio casco da apicoltrice e resta ad aspettarmi in fondo al campo. Più tardi mi corre incontro ridendo, per inzuppare il dito in qualche telaio grondante miele. Quest’anno sarà grande abbastanza per accompagnarmi, anche se ancora non lo sa…

Il modo migliore per conoscere le api è senz’altro quello di mettere il naso in un vero alveare. E’ incredibile la quantità di cose che si possono imparare su questi insetti in poche decine di minuti di osservazione diretta: si possono riconoscere facilmente i maschi, le operaie e la regina, si possono osservare le danze, gli scambi di informazioni, lo stoccaggio del nettare, la ventilazione del nido. E con un po’ di fortuna si possono sorprendere le operaie intente a costruire o riparare i favi di cera.

Ma chi non ha un alveare a portata di mano può provare a costruire dei modelli in modo facile e veloce, utilizzando materiale di recupero e creatività. Naturalmente non sarà la stessa cosa che osservare le api dal vivo ma, oltre a essere divertente, potrà servire ad apprendere alcuni concetti di base, come l’ottimizzazione spaziale, la distribuzione delle risorse nel nido, l’impollinazione.


Cosa serve:

  • Per l’alveare: supporti in cartone dei rotoli di carta igienica, tempera gialla, cotone idrofilo, nastro adesivo e biadesivo.
  • Per le api: contenitori di sorprese degli ovetti di cioccolato, nettapipe scuri, tessuto semitrasparente, pennarello acrilico.
  • Per i fiori: cartoncini colorati, farina bianca, cenere.

1. Costruire un alveare

Come mai gli alveari sono fatti di cellette esagonali?

Le api hanno un’estrema necessità di ottimizzare lo spazio all’interno del loro nido. Per ridurre al minimo i costi energetici legati alla produzione di cera e alla climatizzazione dell’aria (l’interno dell’alveare deve restare caldo in inverno e fresco in estate) devono costruire il maggior numero di “stanze” per scorte e covata, nel minore spazio possibile. Ed è proprio l’uso di cellette esagonali a consentire loro di realizzare questo paradosso.

Per assimiliare questo concetto non c’è niente di meglio che provare a costruire un alveare in prima persona.

Colorate i cartoni della carta igienica di giallo e tagliateli a metà sul lato più lungo. Da ciascun rotolo otterrete due cellette. Lasciatene un po’ a sezione circolare e trasformate le altre in prismi esagonali, ripiegandoli prima a metà e poi in tre parti.
Applicate del biadesivo su ciascuna faccia esterna delle cellette e poi attaccatene insieme almeno una decina, cercando di costruire una struttura solida e resistente.

Provate poi a ottenere qualcosa di simile usando le cellette circolari: mettendo insieme lo stesso numero di cellette otterrete un favo di dimensioni maggiori! E la struttura finale sarà meno resistente.

Per ottenere un favo ancora più realistico sarebbe necessario appaiare due strati di cellette, in posizione sfalsata uno rispetto all’altro, in modo che il centro delle cellette di uno strato corrisponda al punto di incontro fra cellette dello strato adiacente (qui trovate un breve approfondimento sulla struttura dei favi). Noi però non siamo riusciti a completare l’opera, perché Simone ha voluto iniziare subito a giocare con le api e i fiori.


2. Creare i “personaggi”

In un alveare ci sono moltissime operaie, un po’ di maschi e una regina, oltre a un buon numero di larve in vari stadi di sviluppo.

Noi abbiamo realizzato operaie adulte e larve. Ma in base al tempo a disposizione e alla vostra creatività potrete sbizzarrirvi a creare maschi (basta dipingere occhi molto più grandi), regina (basta rendere l’addome più lungo), ma anche uova e covata nei differenti stadi, oltre che scorte di nettare e miele.

La covata andrà posizionata nell’area centrale del favo, circondata dalle scorte.

Api adulte

Avvolgete 3 nettapipe di colore scuro attorno a ciascun contenitore di sorpresine, modellandone le estremità in modo da ottenere tre paia di zampe e un paio di antenne. Aggiungete due paia di ali al nettapipe centrale (noi le abbiamo ottenute ritagliando piccoli pezzi di tessuto semitrasparente) e dipingete a piacere la faccia degli insetti.

Larve

Dopo aver preso la misura delle cellette, realizzate dei salsicciotti di cotone idrofilo e rivestiteli esternamente con del nastro adesivo.


3. Impollinare i fiori

Come fanno le api a trasportare il polline da un fiore all’altro?

Le api appena “nate” dalle vostre mani potranno servire anche a sperimentare direttamente il fenomeno dell’impollinazione. I nettapipe infatti si imbrattano molto facilmente, se immersi in una polvere abbastanza fine.

Noi abbiamo creato due fiori di cartoncino e ne abbiamo riempito le corolle con farina bianca e cenere.
Appoggiando le api sui fiori, le loro zampe e le loro antenne si riempiranno di “polline”. Spostando poi gli insetti da un fiore all’altro, le polveri di colore diverso si mescoleranno tra loro… E voilà, l’impollinazione è fatta!

Qui trovate un breve approfondimento sul trasporto del polline.


La reazione di Simone a questo laboratorio mi ha spiazzato: è praticamente impazzito. Si è lanciato per oltre due ore in simulazioni più o meno verosimili di voli di bottinamento, danze, voli nuziali, lotte per soffocare ipotetici calabroni, spostamenti delle larve nel nido, stoccaggio del polline. È stato lui a notare: “mamma, non abbiamo fatto il miele!”. A quel punto se l’è inventato, sbriciolando pezzi del vero favo di cera che gli avevo dato come modello da seguire per la costruzione, e mettendoli nel suo alveare insieme al polline.

Mentre lui giocava, abbiamo trovato spunti per parlare di riproduzione, di comunicazione, tecniche di costruzione, strategie di sopravvivenza…

E la sera, per restare con le api ancora un po’, abbiamo letto il meraviglioso libro di Piotr Socha, Il regno delle api (ElectaKids Mondadori), capolavoro di estetica e contenuti per aspiranti apicoltori.

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